📌 BIOECONOMIA CIRCOLARE: UN TRAINO NELLA TRANSIZONE ECOLOGICA ♻️
Non può esistere bioeconomia circolare senza economia circolare, ma è altrettanto vero che parlare di economia circolare senza bioeconomia circolare è un’occasione persa in quanto nulla di più si direbbe rispetto alla virtuosa gerarchia di gestione dei rifiuti.
È necessario, infatti, andare oltre il concetto di riciclo dei rifiuti e attuare una economia che, mimando le dinamiche naturali, produca beni da matrici naturali (bioprodotti) che, una volta utilizzati, diventeranno nel loro fine-vita fertilizzanti per il suolo che, a sua volta, creerà le condizioni per generare colture agricole in grado di riprodurre le componenti rinnovabili proprio dei bioprodotti! E’ una ottica di totale circolarità “naturale”.
Cos’è dunque la bioeconomia?
E’ appunto un’economia che usa le risorse biologiche rinnovabili di prima e di seconda generazione, provenienti dalla terra e dal mare come materiale per la produzione energetica, industriale, alimentare e mangimistica. Una componente rinnovabile dell’economia circolare, un’economia in cui tutto è risorsa, inclusi gli scarti. Promuovere un’economia bio significa rispondere alle sfide ambientali, come la scarsità delle risorse, il cambiamento climatico, la desertificazione e la degradazione dei suoli, consentendo allo stesso tempo sviluppo economico e creazione di posti di lavoro, anche in aree marginali e/o a rischio abbandono, mettendo al centro la salute e il benessere dei cittadini.
Sul tema della lotta alla desertificazione non possiamo dimenticare che il fine vita del prodotto realizzato con matrici naturali deve anche servire a restituire carbonio ai nostri suoli di cui sono sempre più poveri a causa del cambiamento climatico.
La bioeconomia ha dunque un ruolo fondamentale nella diffusione di una cultura sistemica e circolare, contribuendo alla rigenerazione di aree rurali, dando vita a bio-prodotti concepiti per risolvere specifici problemi ambientali, economici e sociali.
L’Italia, che si è dotata di una strategia specifica per la bioeconomia nel 2017, ha un ruolo di primo piano nel settore, in particolare in quello della chimica bio-based: realizza prodotti da matrici naturali contestualmente concependoli quale valore aggiunto nel loro fine vita.
Il suo approccio unico sta facendo scuola in Europa, è un modello virtuoso di collaborazione tra imprese, mondo agricolo e ricerca che è necessario esportare in Europa e nel mondo quale modello di sviluppo economico, etico e sociale. La modifica costituzionale in chiave ambientale appena varata dal Parlamento non ci chiede solo di considerare e rispettare l’ambiente nelle iniziative economiche pubbliche e private bensì ci impone di “puntare” su di esso, fondando le basi del nostro sviluppo sull’ecosistema e sulla protezione della biodiversità nell’interesse delle future generazioni. Con 345 miliardi di euro di fatturato annuo e 2 milioni di dipendenti (dati 2018), la Bioeconomia Italiana è la terza in Europa (dopo Germania e Francia). Di particolare interesse, nell’ottica di una bioeconomia circolare, sono i progetti integrati ideati dal PNRR, quali le “Isole verdi” (per rendere circolari dal punto di vista energetico e di risorse le piccole isole), le “Comunità verdi ( green communi ties )” (per avviare forme cooperative di sviluppo sostenibile delle produzioni locali in piccole comunità prevalentemente nelle aree interne, rurali e di montagna, anche in un rapporto sussidiario e di scambio con le comunità urbane e i progetti intesi ad aumentare la consapevolezza attiva della popolazione su questi traguardi. Nel PTE ricordo che entro il 30 giugno 2022 l’Italia dovrà dotarsi di una strategia nazionale dell’economia circolare e la bioeconomia ne sarà protagonista.

L’articolo 📌 BIOECONOMIA CIRCOLARE: UN TRAINO NELLA TRANSIZONE ECOLOGICA ♻️ proviene da Ilaria Fontana.
